Se c’è un momento in cui l’anima di Taranto si rivela in tutta la sua profondità, intensità e mistero, quel momento è la Settimana Santa. Non si tratta semplicemente di una celebrazione religiosa, ma di un evento viscerale che azzera il tempo, legando indissolubilmente il presente della città alle sue radici più antiche.
Per chi visita la “città dei due mari” in questo periodo, l’atmosfera che si respira è unica al mondo: i vicoli della Città Vecchia e le strade del Borgo ottocentesco si riempiono di suoni ipnotici, passi lenti e simboli carichi di significato. In questa guida step-by-step, scopriamo insieme i segreti e i dettagli che rendono unici i riti pasquali tarantini.

Chi sono i “Perdoni” (Li Prdùne)

L’icona indiscussa della Settimana Santa a Taranto è il Perdone (al plurale i Perdoni). Si tratta dei confratelli della Venerevole Confraternita del Carmine che, a partire dal pomeriggio del Giovedì Santo, escono in coppia per fare il giro dei “Sepolcri” (gli Altari della Reposizione) allestiti nelle varie chiese della città.
I Perdoni camminano completamente scalzi, indossando un abito bianco stretto in vita, uno scapolare nero, un cappello a falda larga e un cappuccio bianco (il bavaglio) che copre interamente il volto, lasciando liberi solo due piccoli fori per gli occhi. Rappresentano i pellegrini che un tempo si recavano a Roma per chiedere il perdono dei peccati, e il loro incedere è simbolo di massima penitenza e umiltà.
Il mistero della “Nazzicata”
Se provate a osservare i Perdoni o le imponenti processioni dell’Addolorata e dei Misteri, noterete subito un dettaglio sorprendente: il movimento. I confratelli non camminano normalmente, ma avanzano con un passo lentissimo, dondolante e quasi ipnotico, chiamato “nazzicata” (dal dialetto tarantino nazzicàre, dondolare).
Questo passo ritmato e cadenzato fa sì che le processioni durino moltissime ore (quella dei Misteri supera le 14 ore di cammino continuo). La nazzicata serve a scandire il tempo del dolore e della penitenza, trasformando la sfilata in una lunghissima e suggestiva meditazione in movimento.
Gli strumenti e i simboli chiave
Per capire a fondo i riti, è fondamentale saper riconoscere alcuni oggetti simbolici che ne scandiscono i momenti:
| Simbolo | Che cos’è e cosa rappresenta |
| La Troccola | Uno strumento in legno con borchie metalliche che, agitato, produce un suono cupo e caratteristico. Sostituisce le campane in segno di lutto e apre le processioni ufficiali. |
| La Pesara | Una pietra portata al collo da alcuni confratelli della processione dei Misteri, simbolo di penitenza profonda. |
| La Corona di Spine | Portata sul capo dai Perdoni che sorreggono le croci, a memoria delle sofferenze di Cristo. |

Le due grandi Processioni
I riti tarantini raggiungono il culmine in due momenti di straordinaria partecipazione emotiva, gestiti da due storiche Confraternite in una sorta di ideale staffetta spirituale:
- La Processione dell’Addolorata (Confraternita di San Domenico): Parte a mezzanotte in punto tra il Giovedì e il Venerdì Santo dalla Chiesa di San Domenico, nel cuore della Città Vecchia. La statua della Vergine, vestita di nero e alla ricerca del Figlio, attraversa la notte tarantina illuminata dalle fiaccole.
- La Processione dei Misteri (Confraternita del Carmine): Inizia nel pomeriggio del Venerdì Santo dal Borgo Umbertino. È una lunga sfilata di statue lignee di altissimo pregio che rievocano le tappe della Passione di Gesù, accompagnate dalle struggenti note delle marce funebri tarantine.
Consigli per il visitatore “Step-by-Step”
Se volete vivere questa esperienza nel rispetto della tradizione, ricordate che i riti richiedono silenzio e raccoglimento. Evitate di tagliare la strada alle coppie di Perdoni in cammino (un tempo era considerato un grave affronto) e lasciatevi cullare dal suono delle marce funebri che risuonano nell’aria. È un viaggio nel tempo e nella fede che difficilmente potrete dimenticare.